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Le vecchie istituzioni camune, che avevano resistito in modo quasi completamente impermeabile per secoli e millenni ai pur presenti, pressanti e vivi contatti esterni, sempre comunque sporadici e saltuari, si dimostrarono ormai sorpassate e inadatte alle esigenze del tempo nuovo. Ogni aspetto dell'antica struttura societaria camuna, retaggio delle tradizioni Liguri-Etrusche e Celtiche fu ben presto sostituita dalla burocratica ed efficiente amministrazione romana e la Valle Camonica assunse un nuovo aspetto economico, sociale, amministrativo, militare, religioso, secondo il ben noto e collaudato modello repubblicano imperiale. Malgrado numerosi studi al proposito ancora non si è compreso completamente il motivo per cui, a differenza di altre (più sfortunate e per questo scomparse) "gentes alpinae devictae", che furono completamente sterminate o che subirono deportazioni in massa per essere vendute come schiavi all'asta coi loro territori, ai Camuni venne riservato, dai nuovi padroni, un trattamento particolare e di estremo favore. Alcuni storici a più riprese hanno avanzato la verosimile ipotesi che i Romani, forse temendo forti reazioni da parte dei bellicosi Camuni, ancora non completamente soggiogati dopo che molti guerrieri si erano rifugiati nelle numerose vallette laterali all'ampia Valle Camonica e non volendo ulteriori fastidi alle proprie spalle nel delicato momento di consolidamento della conquista dell'importante e strategico territorio della Rezia, trattarono le genti della vallata quasi come alleati e non come vinti anche dopo la vittoria con le armi nella cruenta battaglia che si presume venne combattuta tra la foce dell'Oglio nel lago d'Iseo e i primi contrafforti della "costa montagnosa" di sinistra della bassa valle dove il sentiero allora esistente che collegava con la Val Trompia discendeva verso i primi piccoli centri abitati dai Camuni. Un'altra plausibile ragione di questo trattamento è possibile ricercarla nella riconosciuta lungimiranza politica dei governanti di Roma e forse anche nel loro forte rispetto e ammirazione per l'importanza che indubbiamente la civiltà camuna, con la sua immensa spiritualità naturale, aveva raggiunto fra le popolazioni alpine nei secoli a.C. Infine un'altra ipotesi (forse la più accreditata) suppone che lo speciale trattamento riservato al popolo dei Camuni potrebbe essere stato attuato oltre che per il rispetto per la fierezza e il coraggio dei guerrieri della Valle in battaglia anche per la buona volontà e la prontezza dimostrata dai Camuni nell'arruolarsi nelle file dell'esercito romano e nell'inserirsi nel nuovo ordinamento, assimilando con facilità la civiltà e le regole sociali e di vita di Roma. E Roma non si dovette mai pentire di aver trattato in simile modo i Camuni poiché la rapidità nell'accettare modi, costumi, leggi e sostanza della nuova civiltà (come testimoniano numerosi e significativi reperti archeologici in tutta la valle) fu forse la nota più caratteristica dei Camuni soggiogati che rimasero assolutamente fedeli a Roma per tutti e cinque i secoli della dominazione imperiale in Valle.

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