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VENEZIA
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A poco a poco, sgombrato dai presidi e truppe milanesi il territorio perduto, ebbe inizio un, pur breve, periodo di tranquillità che permise di porre mano alla riorganizzazione dei paesi e delle istituzioni tanto a lungo sovvertite da una guerra dannosa specialmente per gli affari e le popolazioni che avevano dovuto subire molte angherie e soprusi da ambo le parti belligeranti che troppe volte poco distinguevano tra alleati, amici e nemici. In Valle Camonica, la terra più contesa, Antonio e Bertolasio Federici di Giovanni, con i loro fratelli ed eredi, piegatisi con estrema flessibilità al nuovo padrone veneto e ai suoi delegati, furono accettati con benevolenza ed ebbero riconosciuti i privilegi e le immunità che in passato avevano ricevuto dai Visconti. Malgrado le insistenze, le raccomandazioni, le manovre e le pressioni politiche sui delegati veneti, i Federici non ottennero però il tanto desiderato feudo di Lozio, ma si videro restituita la rocca di Mù, sottoscrivendo la promessa di mantenerla in efficienza e al completo servizio della Repubblica. Comincino e gli altri Federici di Angolo, Gorzone ed Erbanno, benemeriti per aver aiutato le truppe della Repubblica nelle precedenti azioni militari in terra camuna, furono ricompensati con donazioni, riconoscimenti e molto denaro (vedasi la storia di Angolo Terme dello stesso autore). Un accenno a parte merita Bartolomeo da Cemmo, a cui venne conferito il titolo di conte di Cemmo e Cimbergo. Egli rimase fedele a lungo a Venezia, anche nelle vicende successive, quando invece altri nobili della Valle se ne staccarono cambiando con frequenza e facilità padrone e signore a seconda delle varie fasi, favorevoli o contrarie, della guerra. Alla fine delle ostilità e alla firma di "questa" pace, ogni paese, tramite suoi delegati, si preoccupò di chiedere e di ottenere la conferma dei propri statuti ed ordinamenti che da secoli erano patrimonio culturale camuno. Venezia fu molto generosa nelle concessioni sia per calcolo di governo che per convenienza politica. Gli abitanti della Valle Camonica, alla quale si aggregarono pure quelli dei paesi di Lozio (spesso staccati, forse per collocazione geografica, dalle vicende camune) e Pisogne (che era considerata più in territorio Sebino che non in Valle), ottennero molte libertà di commercio ed anche l'importante riconoscimento per l'importazione del sale dai paesi nordici e non da Venezia.

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