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VENEZIA
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Grande fu l'emozione che questa pesante sconfitta suscitò a Brescia tanto che spontaneamente la città provvide direttamente a rafforzare le sue difese verso l'Oglio e la Valle Camonica, trasferendo molte barche armate dal lago di Garda al Sebino ed arruolando numerosi uomini armati. Brescia spedì anche una delegazione di notabili a Venezia per ottenere con estrema urgenza l'invio di aiuti. Questa pressante richiesta fu a più riprese caldeggiata anche da Pietro Avogadro che per ben due volte si era recato in armi (e a proprie spese) in Valle Camonica per fronteggiare i ribelli e per avere un più preciso quadro generale di una situazione particolarmente confusa. Con quella fermezza che solo la stupidità politica di chi non si rende conto direttamente della situazione sul campo (e con poco acume strategico), tramite una "ducale" datata 30 novembre 1432 e diretta al provveditore Federico Contarini, la Repubblica negò l'urgenza di un proprio massiccio intervento armato, non ritenendo grave la situazione militare determinata dalle vicende camune e valtellinesi. Questa mancanza di aiuti diretti e di ordini precisi fu un grave errore poiché i ritardi e le incertezze del comando Veneto diedero modo alle truppe milanesi di superare il passo dell'Aprica, di scendere in Valle Camonica e di compiere scorrerie per tutta la Valle e occuparla militarmente fino alle terre di Lovere e Volpino. Contemporaneamente al passaggio delle truppe viscontee, i ghibellini camuni, rinfrancati dalla presenza sul territorio delle schiere milanesi, guidati da Antonio Federici di Edolo, affiancatosi nuovamente a Milano, assalirono gli avversari guelfi nelle rocche di Prestine e di Angolo e portarono armi e armati anche a minacciare Cemmo dove risiedeva il conte Bortolomeo che era rimasto fedele a Venezia. La sollevazione si diffuse a macchia d'olio ed il Gonzaga, finalmente autorizzato dal Maggior Consiglio, per porre argine alle scorrerie, alle vendette e alle distruzioni fu costretto a raccogliere altre Cernide che spedì in Valle. Le nuove schiere erano da complemento alle truppe agli ordini del Contorini e del capitano Luigi da Sanseverino e, validamente aiutati da Bartolomeo da Cemmo, non senza fatica, riuscirono a debellare e sconfiggere i rivoltosi e le truppe milanesi che si ritirarono nuovamente in Val Tellina.

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