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VENEZIA
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Il Visconti, nel frattempo, aveva richiamato d'urgenza dalla Toscana e dalla Romagna le truppe di Angelo della Pergola, di Niccolò Piccinino e di Guido Torello e, nell'attesa che i suoi soldati si riunissero a Parma, stipulò frettolosamente un trattato di pace con Alfonso di Aragona. Contemporaneamente intensificò gli appelli di soccorso all'imperatore Sigismondo e tentò accordi segreti con Amedeo VIII di Savoia. Il duca Sabaudo, che manteneva, già dall'inizio delle ostilità, con il Carmagnola contatti segreti, stava già concludendo, allo stesso tempo, negoziati e larghe intese con la stessa Venezia e con Firenze per una rinnovata lega ai danni di Milano e di Filippo Maria Visconti. L'alleanza tra Venezia ed il Savoia fu siglata ufficialmente l'11 luglio 1426. Amedeo aveva aderito alla lega convinto dalle allettanti, anche se pur fallaci, promesse dei rappresentanti Veneti. Le parti in campo, spinte dalla necessità di assicurarsi gli alleati più forti, sottoscrissero nei trattati delle ampie concessioni territoriali e Amedeo VIII, futuro (anti)papa Felice V, ottenne, tra i patti dell'alleanza, tutto il territorio milanese fino all'Adda. Sarebbe stata una grande espansione del territorio Sabaudo, ma Venezia, che tendeva anch'essa a raggiungere quel confine naturale e ben difendibile, non poteva certo accettare siffatto ingrandimento e, non ottenendo quel confine, non avrebbe mai permesso la totale scomparsa dello stato milanese che fungeva da cuscinetto tra il ducato di Savoia e la stessa Repubblica. Come accadeva spesso in quei tempi, in cui i trattati erano poco più di carta straccia e sui cui patti, articoli e promesse solenni, tutti sapevano di non poter contare, la Serenissima Repubblica di San Marco finse di accogliere, anche se con una certa e ben mascherata difficoltà, le richieste del nuovo confederato, pur di ottenerne l'aiuto militare, ma col fermo e chiaro proposito di non mantenere l'accordo una volta terminato con esito, per lei favorevole, la guerra in corso. Filippo Maria Visconti, visti vani i tentativi diplomatici per dividere i suoi nemici confederati e spinto anche dalle inconsistenti, costosissime e sterili iniziative militari del suo esercito, si vide costretto ad aprire delle trattative di pace.

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