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VENEZIA
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A nulla valsero le proteste di Venezia e le rimostranze dello stesso rappresentante pontificio che, invano e a più riprese si richiamò agli accordi sottoscritti il 30 dicembre. Ancora una volta Filippo Maria Visconti rispose affermando di essere stato spinto a negare i castelli bresciani, oltre che dall'ordine dell'Imperatore, anche per consiglio dei suoi savi e per volontà dei cittadini... era pronto tuttavia a consegnarli, in attesa di ulteriori accordi, nelle mani del Pontefice, del re di Aragona e di altri, ma non in quelle dei veneziani. Ripresero allora le ostilità e, dopo alcuni scontri minori, le truppe venete agli ordini del Carmagnola e quelle milanesi comandate da Carlo Malatesta si affrontarono a Maclodio il 12 Ottobre 1427. La battaglia si risolse in poche ore. Fu un disastro per l'esercito del Visconti: il numero dei morti non fu elevatissimo, ma migliaia di prigionieri rimasero nelle mani dei veneti. Dopo la vittoria di Maclodio la maggior parte dei paesi e delle fortezze del territorio bresciano che non avevano accettato prima la signoria veneta, resero immediatamente atto di sottomissione alla Serenissima e alle sue truppe. Anche la Valle Camonica, sguarnita di presidi viscontei ed affidata alla sola difesa dei Federici, e già occupata fino a Breno, si vide ripercorsa da truppe che, come al solito, angariavano e depredavano la popolazione. Una forte colonna veneta, condotta dal Cornaro e dallo Scaramuzza si spinse su per la Valle fino a Mù, la cui antichissima rocca cadde il 10 gennaio 1428 nonostante l'accanita difesa di Bertinzolo Federici. Primo Provveditore veneto in Valle Camonica fu nominato Pietro Coppi, che però non giunse mai nel solco dell'Oglio. Chi in realtà assunse i pieni poteri nella terra Camuna fu Giacomo Barbarigo che, nominato Capitano di Valle, aveva ricevuto l'incarico, direttamente dal Maggior Consiglio di Venezia, di condurre ulteriormente avanti le operazioni militari proseguendo ad incalzare le truppe milanesi che si erano spostate oltre il confine naturale dei passi Aprica e Mortirolo ed erano stanziate in Val Tellina. Le truppe del Visconti, ancora una volta, erano in grande difficoltà su tutti i fronti e, ancora una volta, si attivarono nuove iniziative di tregua, promosse dal Savoia (spinto forse dallo stesso Filippo Maria) ed auspice il solito papa Martino che fece intervenire ancora il cardinale Albergati.

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