VENEZIA
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Libera
invece rimase la transumanza del bestiame, a condizione che nella
pianura, dopo il passaggio delle mandrie, si lasciassero ai proprietari
dei fondi e ai confinanti delle strade percorse, in cambio della
pulizia dei bordi, tutti gli escrementi (per il cui possesso e
uso vigevano precise e severissime leggi) e in generale il fieno
e lo strame sufficiente e necessario per il sostentamento dell'esercito.
Furono accolte, anche in questo caso temporaneamente, le aspirazioni
autonomistiche della Valle Camonica, alla quale fu assicurato
l'invito di rettori veneti e non bresciani. Venezia, fidandosi
poco del Visconti e dei suoi alleati, aveva, nel frattempo, provveduto
a raccogliere altre truppe (Cernide) formate da giovani provenienti
dalle sue provincie della Terraferma ed inquadrati da ufficiali
e sottufficiali di carriera e "svezzati" alla vita militare da
soldati di mestiere. Filippo Maria, approfittando della tregua
e della sospensione delle ostilità, aveva portato a termine alcuni
passi diplomatici importanti per tenere buoni gli avversari sul
campo e nelle stanze dei congressi di pace e aveva stretto legami
di parentela con Amedeo VIII di Savoia, sposandone la figlia.
Queste manovre, note a tutti e da tutti viste con estremo sospetto,
erano chiaramente individuabili come azioni preparatorie a una
nuova guerra alla ricerca di rivincita dalle sconfitte subite
sia sul campo che al tavolo delle trattative a Ferrara. La miccia
e l'occasione per un improvviso ritorno alle armi fu una congiura
che numerosi ghibellini bresciani, favorevoli da sempre a Milano,
avevano ordito accordandosi col comandante della importante roccaforte
di Orzinuovi con l'intento di riconsegnarla al Visconti. Le ostilità
ripresero più sulle carte militari e nei discorsi dei comandanti
che nella realtà poiché le truppe dei contendenti si mossero nella
pianura e nelle valli ma senza giungere a scontri diretti. La
calata tanto attesa, in Italia del nord e in particolare a Milano,
dell'imperatore Sigismondo, accompagnato dal vassallo visconteo
Giacomino da Iseo, determinò un breve periodo di sospensione delle
operazioni belliche per dar luogo ad altre intense (e sterili)
trattative diplomatiche.
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