VENEZIA
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La nobile famiglia Aldofredi, che aveva vasti possedimenti nel basso
Sebino e in Franciacorta, era legata, anche direttamente, attraverso
diverse parentele, ai ricchissimi Suardi di Bergamo ed agli stessi
Visconti. Giacomino, che nel 1407 aveva sposato Franceschina, figlia
di Baldino Suardi, contrariamente ad altre famiglie bresciane (Gambara,
Palazzo, Emili, ecc) che si erano facilmente piegate al nuovo governo
Veneto, rimase sempre fedele al duca milanese dal quale, in cambio,
ottenne onori, investiture e privilegi. Giacomino che, con Estore
Visconti, si era opposto, con successo, alle truppe condotte da
Pandolfo Malatesta ebbe vari e importanti incarichi militari, diplomatici
e politici. Era stato per merito suo se il fratello Giovanni aveva
ricevuto nel 1415, dall'imperatore Sigismondo, l'investitura di
Iseo. Giacomino era stato presente nel 1421, in Brescia, al giuramento
di rinnovata sudditanza bresciana a Filippo Maria Visconti, nel
cui nome combatté poi contro i feudi di Riva e di Tenno. Per la
sua fedeltà e i suoi numerosi servigi ebbe la possibilità di entrare
a far parte della corte ducale milanese e, segno di grande prestigio
e fiducia, fu invitato più volte alla corte imperiale, in Liguria,
in Toscana ed in altre parti d'Italia come ambasciatore personale
del Visconti. Questo fidato cortigiano fu anche legato a molte delle
vicende politiche e diplomatiche più importanti dell'epoca tanto
che nel 1426 fu comandato nuovamente presso l'imperatore Sigismondo
per sollecitarne gli aiuti (promessi e non mantenuti) a favore del
Visconti. Le truppe del Carmagnola, dopo aver occupato Iseo e il
basso Sebino bresciano fino al confine naturale dell'Oglio, si spinsero
più avanti, verso nord, lungo la riviera Sebina orientale e entrarono
in Valle Camonica passando per Pisogne, Artogne e Gianico. Risalendo
lungo l'antica romana via Veleriana conquistarono l'importante castello
di Montecchio, posto alla sommità della collina del Monticolo, che
presiedeva il ponte sull'Oglio e che era piazza molto importante
nella difesa di tutta la bassa Valle Camonica e per i collegamenti
con la Valle di Scalve. La marcia delle truppe venete proseguì fin
sotto le mura del munito castello di Breno. Qui si fermarono in
attesa di ulteriori ordini del capitano generale.
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