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VENEZIA
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A questo punto in Valle Camonica e lungo le sponde del Sebino coesistevano, a stretto contatto, le due signorie rivali: quella Veneta (di tipo essenzialmente militare) e quella Viscontea con un capitano del lago ed un vicario a Lovere. Questo alquanto strano stato di vicinato era sottoscritto negli accordi presi durante l'ultima tregua e doveva rimanere tale fino allo scoppio delle prossime ostilità. A Brescia, giunta notizia dell'accordo e cessato, per ora, il timore di un ritorno offensivo visconteo, si diffuse una certa euforia e vi furono i soliti roboanti discorsi dei notabili locali e molte messe solenni per la pace firmata. Ma la tregua, come tutte le tregue dell'epoca, basate solo sulla momentanea debolezza di un contendente e sulla volontà di non rispettare i patti sottoscritti ma solo di guadagnare tempo e vantaggi strategigi o politici, ebbe breve durata. Il trattato di Ferrara, ancora una volta, pur condito da solenni promesse e giuramenti di rispettare i patti, trovò esecuzione soltanto nelle sue parti secondarie perché Filippo Maria, il cui prestigio a livello internazionale e interno, era rimasto profondamente scosso, già si preparava a recuperare le terre che aveva perso sul campo di battaglia e aveva dovuto cedere ai suoi pericolosi vicini e rivali. Valendosi dell'appoggio imperiale e della neutralità di Amedeo VIII di Savoia, col quale nel frattempo aveva portato avanti approcci di buon vicinato, offrendosi di stringere con lui anche vincoli diretti di parentela, il Visconti confutò il trattato e le sue clausole territoriali. Allorché si trattò di consegnare i castelli bresciani, secondo gli accordi sottoscritti, il duca di Milano fece comunicare agli ambasciatori di Venezia e del Gonzaga, che l'imperatore Sigismondo gliene aveva impartito il divieto e come suo vassallo non poteva che eseguire le direttive dell'Imperatore, unico a cui doveva obbedienza. Nel frattempo le diplomazie si erano rimesse in moto e il bolognese Niccolò Albergati, rappresentante del papa Martino V, incominciò comunque a percorrere il territorio bresciano allo scopo di ricevere in consegna i luoghi e le fortezze da passare poi alla signoria Veneta. I castellani Viscontei, obbedendo ai segreti ordini ricevuti dal loro duca, si rifiutarono di aderire all'invito del legato pontificio e serrarono i portoni dei castelli e delle piazzeforti che avevano in custodia.

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