VENEZIA
Pagina 8
A questo punto in Valle Camonica e lungo le sponde del Sebino coesistevano,
a stretto contatto, le due signorie rivali: quella Veneta (di tipo
essenzialmente militare) e quella Viscontea con un capitano del
lago ed un vicario a Lovere. Questo alquanto strano stato di vicinato
era sottoscritto negli accordi presi durante l'ultima tregua e doveva
rimanere tale fino allo scoppio delle prossime ostilità. A Brescia,
giunta notizia dell'accordo e cessato, per ora, il timore di un
ritorno offensivo visconteo, si diffuse una certa euforia e vi furono
i soliti roboanti discorsi dei notabili locali e molte messe solenni
per la pace firmata. Ma la tregua, come tutte le tregue dell'epoca,
basate solo sulla momentanea debolezza di un contendente e sulla
volontà di non rispettare i patti sottoscritti ma solo di guadagnare
tempo e vantaggi strategigi o politici, ebbe breve durata. Il trattato
di Ferrara, ancora una volta, pur condito da solenni promesse e
giuramenti di rispettare i patti, trovò esecuzione soltanto nelle
sue parti secondarie perché Filippo Maria, il cui prestigio a livello
internazionale e interno, era rimasto profondamente scosso, già
si preparava a recuperare le terre che aveva perso sul campo di
battaglia e aveva dovuto cedere ai suoi pericolosi vicini e rivali.
Valendosi dell'appoggio imperiale e della neutralità di Amedeo VIII
di Savoia, col quale nel frattempo aveva portato avanti approcci
di buon vicinato, offrendosi di stringere con lui anche vincoli
diretti di parentela, il Visconti confutò il trattato e le sue clausole
territoriali. Allorché si trattò di consegnare i castelli bresciani,
secondo gli accordi sottoscritti, il duca di Milano fece comunicare
agli ambasciatori di Venezia e del Gonzaga, che l'imperatore Sigismondo
gliene aveva impartito il divieto e come suo vassallo non poteva
che eseguire le direttive dell'Imperatore, unico a cui doveva obbedienza.
Nel frattempo le diplomazie si erano rimesse in moto e il bolognese
Niccolò Albergati, rappresentante del papa Martino V, incominciò
comunque a percorrere il territorio bresciano allo scopo di ricevere
in consegna i luoghi e le fortezze da passare poi alla signoria
Veneta. I castellani Viscontei, obbedendo ai segreti ordini ricevuti
dal loro duca, si rifiutarono di aderire all'invito del legato pontificio
e serrarono i portoni dei castelli e delle piazzeforti che avevano
in custodia.
Pagina
1 - 2
- 3 - 4
- 5 - 6
- 7 - 8 - 9
- 10 - 11
- 12 - 13
- 14 - 15
|