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XIV
Questi
forti guerrieri, nella loro travolgente calata in Italia, conquistarono
anche Brescia e tutto il suo territorio. Il loro sistema sociale,
copiato in gran parte da quelli in vigore nelle varie terre che,
nella loro invasione, avevano attraversato (per questo erano comuni
nomi anche di derivazione nordica o latina), venne imposto sulle
terre conquistate e la Valle Camonica venne infeudata al Duca Longobardo
ed all'antico Monastero di San Salvatore di Brescia. La situazione
generale delle popolazioni valligiane non migliorò certo anche perché
rispetto alla precedente dominazione romana, la conquista longobarda
fece registrare su tutto l'arco alpino una pesante involuzione politico-economica-sociale
che ridusse il tenore di vita alla pura sussistenza. In breve vennero
quasi completamente abbandonate le lavorazioni del ferro e della
lana da esportazione, il commercio a causa della mancanza di rapporti
tra le varie valli e le cittàsubì un drastico e continuo rallentamento
tanto da scomparire quasi completamente e il baratto in natura ridivenne
la consuetudine nei rapporti economico-politici: per più di due
secoli la valle (come le altre valli) rimase isolata dal mondo esterno
e racchiusa tra le proprie montagne. Gli scambi, sia economici che
culturali, erano ridottissimi (anche all'interno della stessa valle)
e solo la presenza, se non pur molto radicata, di una fede cristiana
comune, dava una certa continuità al territorio camuno. Prevalevano
comunque l'isolamento e i piccoli localismi che si esprimevano negli
sparsi agglomerati di casupole o catapecchie o nei rustici pievatici
intorno a cui si stringevano borghi o castellatici abitati da pochi
e inselvatichiti Camuni. Dopo 200 anni di dominazione Longobarda
la Valle Camonica fu occupata, nel 764, dalle truppe dei Franchi
di Carlo Magno che ottenne un vittoria sugli stati Longobardi sulle
pendici del Mortirolo (in alta Valle). La tradizione locale (forse
infondata) voleva che lo stesso Carlo fosse alla testa delle sue
schiere anche nella conquista del castello di Breno e nell'assedio
delle altre numerose rocche Longobarde disseminate nei punti strategici
e di transito forzato nella vallata dell'Oglio. Dieci anni dopo
la sua passata, nel 774, lo stesso re franco affidò la valle, come
feudo, al ricchissimo e potente Monastero francese di San Martino
di Tours. I privilegi di questo grande monastero durarono incontrastati
sull'intera Valle Camonica (e su altri vastissimi territori in tutto
il nord Italia) e più volte vennero riaffermati dai successori di
Carlo, fino all'anno 837. In quell'anno, poco tempo dopo la morte
di Carlo, si erano già rapidamente indebolite le strutture centraliste
del suo vasto ma composito Impero e i suoi successori diretti e
i grandi feudatari avevano di fatto già dissolto il Sacro Romano
Impero in tanti piccoli regni, ducati, contee e marchesati, quando,
in seguito ad un contrasto politico-religioso-territoriale tra Ludovico
il Pio (protettore dell'abbazia di Tours) e Lotario, alcuni possedimenti
camuni vennero rivendicati da quest'ultimo al Monastero di San Salvatore
di Brescia. La diatriba continuò a lungo e solo cinquant'anni dopo,
nell'887, Carlo il Grosso riconfermò a San Martino di Tours il possesso,
i privilegi e l'infeudamento sulla Valle Camonica. Tale conferma
fu poi rinnovata, il secolo dopo, alle soglie del temuto anno 1000,
da Ottone III: era il 998.
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