|
III
La
situazione generale delle popolazioni valligiane non migliorò certo
anche perché rispetto alla precedente dominazione romana, la conquista
longobarda fece registrare su tutto l'arco alpino una pesante involuzione
politico-economica-sociale che ridusse il tenore di vita alla pura
sussistenza. In breve vennero quasi completamente abbandonate le
lavorazioni del ferro e della lana da esportazione, il commercio
a causa della mancanza di rapporti tra le varie valli e le cittàsubì
un drastico e continuo rallentamento tanto da scomparire quasi completamente
e il baratto in natura ridivenne la consuetudine nei rapporti economico-politici:
per più di due secoli la valle (come le altre valli) rimase isolata
dal mondo esterno e racchiusa tra le proprie montagne. Gli scambi,
sia economici che culturali, erano ridottissimi (anche all'interno
della stessa valle) e solo la presenza, se non pur molto radicata,
di una fede cristiana comune, dava una certa continuità al territorio
camuno. Prevalevano comunque l'isolamento e i piccoli localismi
che si esprimevano negli sparsi agglomerati di casupole o catapecchie
o nei rustici pievatici intorno a cui si stringevano borghi o castellatici
abitati da pochi e inselvatichiti Camuni. Dopo 200 anni di dominazione
Longobarda la Valle Camonica fu occupata, nel 764, dalle truppe
dei Franchi di Carlo Magno che ottenne un vittoria sugli stati Longobardi
sulle pendici del Mortirolo (in alta Valle). La tradizione locale
(forse infondata) voleva che lo stesso Carlo fosse alla testa delle
sue schiere anche nella conquista del castello di Breno e nell'assedio
delle altre numerose rocche Longobarde disseminate nei punti strategici
e di transito forzato nella vallata dell'Oglio. Dieci anni dopo
la sua passata, nel 774, lo stesso re franco affidò la valle, come
feudo, al ricchissimo e potente Monastero francese di San Martino
di Tours. I privilegi di questo grande monastero durarono incontrastati
sull'intera Valle Camonica (e su altri vastissimi territori in tutto
il nord Italia) e più volte vennero riaffermati dai successori di
Carlo, fino all'anno 837. In quell'anno, poco tempo dopo la morte
di Carlo, si erano già rapidamente indebolite le strutture centraliste
del suo vasto ma composito Impero e i suoi successori diretti e
i grandi feudatari avevano di fatto già dissolto il Sacro Romano
Impero in tanti piccoli regni, ducati, contee e marchesati, quando,
in seguito ad un contrasto politico-religioso-territoriale tra Ludovico
il Pio (protettore dell'abbazia di Tours) e Lotario, alcuni possedimenti
camuni vennero rivendicati da quest'ultimo al Monastero di San Salvatore
di Brescia. La diatriba continuò a lungo e solo cinquant'anni dopo,
nell'887, Carlo il Grosso riconfermò a San Martino di Tours il possesso,
i privilegi e l'infeudamento sulla Valle Camonica. Tale conferma
fu poi rinnovata, il secolo dopo, alle soglie del temuto anno 1000,
da Ottone III: era il 998. Ma ormai il dominio della potente e ricchissima
abbazia francese sulla valle stava per terminare, sia per la lontananza
geografica, sia perché gli inviati del monastero erano divenuti
e delegati essi stessi "camuni" a tutti gli effetti, sia perché
i rapporti tra i vari monasteri satelliti sorti nelle terre date
in feudo e la casa madre si erano, poco per volta, resi aleatori
e poi completamente spezzati.
Pagina 1 - 2
- 3 - 4 - 5
- 6 - 7
- 8 - 9
- 10 - 11
- 12 - 13
- 14 - 15
-
|