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XV

Ma ormai il dominio della potente e ricchissima abbazia francese sulla valle stava per terminare, sia per la lontananza geografica, sia perché gli inviati del monastero erano divenuti e delegati essi stessi "camuni" a tutti gli effetti, sia perché i rapporti tra i vari monasteri satelliti sorti nelle terre date in feudo e la casa madre si erano, poco per volta, resi aleatori e poi completamente spezzati. Dunque il controllo diretto dalla lontana terra di Francia, era andato progressivamente diluendosi e poi estinguendosi e questo stato di fatto tornava logicamente a tutto vantaggio del Vescovo di Brescia, massima autorità politico-religiosa, che raccolse totalmente l'importante eredità dell'infeudamento carolingio, divenendo, con questo, l'arbitro delle accese contese e il dispensatore, fra le più ricche famiglie bresciane, delle investiture nei numerosi feudi camuni. In questa lotta prevalse, per un certo tempo, l'antica e potente famiglia bresciana dei Martinengo che ottenne, dallo stesso vescovo, vasti possedimenti in valle. Non essendoci comunque una forte struttura centrale a cui fare riferimento diretto, la situazione politica rimase piuttosto fluida e ingarbugliata per secoli, sempre aperta a nuovi contrasti, a faide, a rivendicazioni, a vendette, a soprusi e a sopraffazioni che, a volte, degeneravano in vera e propria guerra aperta. Innumerevoli furono gli episodi, che potrebbero essere raccontati e che numerosi autori di storia locale hanno riportato. Si trattava di continui scontri, anche sanguinosi, tra le più antiche e ricche famiglie camuno-sebine, che si appoggiavano di volta in volta, a seconda delle proprie necessità e interessi, a qualche potente (imperatore, papa, duca, vescovo o principe) facendolo intervenire anche direttamente. Oltre agli innumerevoli "scontri" a Borno (con gli Scalvini), a Erbanno, Esine, Breno, Edolo, Cemmo, Paspardo, Mù, Vezza, Malonno, Bienno, Lozio, Angolo, ecc., forse la vicenda più significativa è quella che si riferisce alla lunghissima e cruenta questione per il possesso del feudo di Volpino posto a cavallo della riva nord del lago d'Iseo e all'imbocco della Valle Camonica. Da semplice questione ereditaria tra famiglie (imparentate tra loro) divenne una lunga e sanguinosa guerra tra potenti città e grandi feudi con l'intervento addirittura dell'impero e del papato, di eserciti e flottiglie lacustri, di cavalieri e santi. Le terre di Volpino avevano anche una particolare importanza strategica e militare, che andava ben oltre il puro possesso territoriale. ......

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