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VI

Le truppe germaniche e quelle bergamasche piombarono sulla piazza di Iseo, la conquistarono e la saccheggiarono. Il colpo fu duro e pesante per Brescia poiché Iseo era, in quel momento politico, il più importante centro commerciale ed era il principale nodo di transito e scambio tra le zone di influenza bergamasca e bresciana. Le operazioni militari dell'esercito imperiale non si fermarono sul basso Sebino e, consigliato dagli stessi bergamaschi il Barbarossa li favorì ulteriormente nelle loro rivendicazioni territoriali sulla sponda nord del lago d'Iseo. Dalle terre di Volpino l'imperatore risalì la Valle Camonica e pose in stato di assedio e distrusse il famoso castello di Pedena che sorgeva presso Cemmo. La roccaforte apparteneva ed era difesa da un nutrito gruppo di sostenitori guelfi fedeli a Brescia. Di questa potente rocca (e di molti alti castellieri di cui era disseminata tutta la valle) da allora se ne sono perse quasi completamente le tracce. Raso al suolo il castello, trucidati i suoi occupanti, il Barbarossa, con questo sanguinoso gesto di forza, nel cuore della terra bresciana, intese dare un chiaro, forte e inequivocabile esempio del suo potere anche in valle. Federico Barbarossa emise quindi una "imperiale" cioè una ordinanza che aveva effetto immediato in cui imponeva sudditanza totale alle terre comprese tra Lovere e Gorzone a Federico Brusati-Mozzi, nobile di origine bergamasca, da cui deriverebbero poi i vari rami della casata dei Federici di Valle Camonica. I Camuni (tutto sommato già tendenzialmente filo imperiali per l'atavica avversione a Brescia) passarono sotto il diretto controllo imperiale e per questo vassallaggio ottennero, nel 1164, un diploma nel quale il Barbarossa offriva la sua diretta "alta protezione" alla Valle Camonica, creando cosi la "Comunità Camuna". Con questo editto la Valle veniva affrancata da ogni forma di assoggettamento civile ed ecclesiastico dovuto alle curie di Brescia o di Bergamo, venivano concesse alcune libertà, come quella di eleggere i propri consoli, purchè questi rimanessero fedeli, con solenne giuramento, all'imperatore e solo a lui, o a un suo legato che avesse ricevuto la sua diretta investitura. Ma la "protezione" e i "favori" del Barbarossa durarono poco: nella nuova situazione politica che era maturata in seguito alla formazione della Lega Lombarda, la Valle Camonica, visto che le promesse imperiali non si erano concretizzate, si schierò sulle posizioni dei Comuni e contro l'impero. La famosissima vittoria di Legnano nel 1176 portò alle trattative di pace che vennero discusse a Costanza nel 1183: nei vari "capitolati" furono salvaguardate le libertà comunali contro la prepotenza imperiale, con espresso riferimento anche a quelle della Valle Camonica. Chiusa con la pace di Costanza la lotta dei Comuni lombardi contro il Barbarossa, si riaccesero immediatamente le liti, le rivalità, gli scontri e le beghe tra Bergamo e Brescia per il possesso di Sarnico e Caleppio (sulla sponda sud ovest del basso Sebino), nonchè delle solite terre di Volpino, sulla sponda nord. Vi furono ancora alcuni scontri e varie scaramucce, con morti e distruzioni, fino alla battaglia di Rudiano che fu combattuta sabato 7 luglio 1191.

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